Pensieri pomeridiani e l’attesa della sera. Ore inesorabilmente lente.

Nella vita c’è altro. Altro oltre al sapore del cibo, altro rispetto al vento che ti ferisce le guance, altro rispetto alle lacrime salate che versi guardando l’orizzonte ditero la finestra di camera tua in una giornata di metà dicembre.

Ti accorgi di non essere diverso dalla massa di persone, hai sempre pensato e sperato infondo di essere speciale, unico ed inimitabile. Hai immaginato e cercato qualcosa di inusuale nel tuo IO che si esprima e che venga riconosciuto, lodato. Eppure  mi ritrovo a scrivere pagine bianche, a disegnare a notte fonda, a bere e mangiare come se non ci fosse un domani e cerco di ingannare il tempo. Cerco di perdere tempo per forse poi guadagnarlo. Non dedico tempo a qualcosa ma aspetto semplicemente che scorrano le ore, in attesa…

Mi capita spesso di fissare fuori dalla finestra, ed è inusuale per me scrivere così presto, di solito lo faccio di notte. Penso alle festività che si avvicinano ed alla mia scarsa voglia di tornare a casa.Penso alla mia famiglia un po’ disastrata ma che in fondo è sempre una famiglia ed alla mia passata realazione. Qualche volta mi domando se ho fatto la scelta giusta… penso alla mia attuale relazione che riesce a darmi l’opportunità di qualcosa -che ancora non so cosa- .

Cosa ci spinge ad agire se non la forza della cuoriosità e dell’amore? Ma amore per noi stessi, in generale o per il prossimo? quanti tipi di amore conosci? Credo di averne scovato una nuova sfumatura in questo periodo. Quanto conta la sessualità? chi veramente riesce a conoscersi fino in fondo senza paura di ciò che trova?

Avanti, ditemi la verità. A nessuno piace vedersi deboli e venire a patti con la nostra parte più fragile.

Quanto conta il cinismo, il narcisismo, l’egoismo nella vita di una persona?                           Osservo la gente per strada e cerco di immaginarmi le loro case, le loro famiglie e le cene che organizzano per festeggiare insieme. M’immagino i bambini, i giocattoli sparsi per casa e la vita che scorre…i cuori che battono. Perchè mi sento come se fossi nel margine di queste immagini? Sto’ cercando di capire cosa voglio veramente dalla mia vita e chi sono io. Ancora un posto non l’ho trovato ma perchè ancora, credo, di non averlo cercato abbastanza.

Eppure, sono quì, che aspetto dietro questa maledettissima finestra.

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Young and Wild.

Non trovo parole per scrivere in questi giorni. Succedono tante, tantissime cose ed aspetto che le frasi arrivino da sole e dal profondo.  Sto’ vivendo veramente, disillusa, ma al contempo sogno e progetto viaggi fantastici. Mi avvicino a me stessa senza vergogna, crollano i muri ed i mattoni si infrangono per terra creando grossi buchi ma che si ripareranno col tempo. Per mettere a posto un armadio bisogna prima svuotarlo, poi puliro bene e per ultimo rimettere tutto in ordine eliminando ciò che ci va stretto o largo; ciò che non è nostro; ciò che non ci piace.

Notte insonne numero 3 della settimana. Questa però me la sono cercata, programmata. Questione di tempo? Sempre più cosciente della rabbia e della crisi esistenziale che sto’ vivendo. Vado avanti cercando di mettere un piede davanti all’altro,piano piano, come un’equilibrista sul filo teso sopra un dirupo.

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Visioni di oasi. Di spiaggie. Di illuminazioni notturne.

Mi accorsi che quel tema mi toccò particolarmente quando la sera iniziai a disegnare ed asoltare musica ipnotica e liberatoria dei pink floyd. Inizai a disegnare simboli religiosi: Dalla mano di fatima al viso di Buddha al segno dell’om. Intanto sgranocchiavo biscotti, pane e marmellata. Quel pensiero e quelle sensazioni non mi fecero chiudere occhio quasi tutta la notte.

Stavo aspettando un segno? un’illuminazione? stavo sfidando Dio e la sua creazione. Gli ridevo in faccia e gli facevo vedere di che male ero disposta a soffrire pur di fargli un dispetto per avermi creata così. Io non volevo nascere, non volevo vivere. Da piccola ero credente, forse per imitazione di mia madre; ma poi crescendo ho sposato l’idea della casualità: nata per casualità, da una casualità di un pool genetico dei miei genitori, sono cresciuta nella casualità e sbadataggine della vita, in un paese a caso, di un mondo creato dal caso. Oltre la morte non c’è che polvere e sarebbe bello credere in un destino, in uno scopo ultimo, in un ‘oltre’, in qualcosa che duri per sempre.

Quando quella mattina parlai con Z. la trovai immensamente bella, fresca, come se fosse appena sbocciata..aveva gli occhi piani di pace e gioia. La invidiai molto perchè nonostante tutti i miei sforzi io non ero riuscita a raggiungere, ad ottenere quella pace interiore, quell’equilibrio che lei per caso aveva trovato nella fede. Paradossale vero? Per CASO si è avvicinata alla religione cristiana cattolica, dove c’è un Dio, un Gesù Cristo, e dove nulla accade per CASO.

Mentre scrivevo mi trovo travolta da pensieri profondissimi sulle massime della vita e mi ponevo domande a cui non potevo e tutt’ora non posso rispondere. Ogni tanto venivo interrotta dalla vibrazione del cellulare dei messaggi in arrivo e ritornavo con la mente a terra.

Chi stavo sfidando? chi stavo punendo? chi stavo incatenando? chi stavo facendo sprofondare?

Quella sera il cielo era coperto e nè la luna nè le stelle si vedevano; faceva freddo e comunque arì la finestra per fumare una sigaretta.

E se anch’io provassi a credere in qualcosa? in qualcuno che non sia una persona materiale? cosìcchè da non avere delusioni eventuali e troverei magari un’aiuto, una forza motrice per riprrendere in mano la mia vita. So esattamente come vorrei essere, cosa vorrei fare e come vorrei vivere ma le ombre oscure non me lo permettono e così rimango a bada nascosta..inosservata. Perchè alla fine quello che ho perso è la fiducia in qualcosa, o meglio, non l’ho mai avuta. Eppure proprio non mi ci vedo a pregare, faccio già perfino fatica a meditare e la maggior parte delle volte mi addormento…

Ho bisogno di un salvagente, o meglio, credo di averlo ma non riesco ad aprirlo. quante volte vi è capitato di avere in mano la penna e di chiedere con ansia:” hei, hai visto la penna!? ” ecco mi sento un po’ così e penso anche che la penna sia scarica. Eppure mentre disegnavo ed ascoltavo la musica mi sentivo nel mio mondo, lontana da tutto; lontana dai problemi, non m’importava di disegnare bene ma di creare qualcosa. Punto.

Cosa vado cercando? Crisi esistenziale; fragile a 360°; vorrei ritirarmi sul cucuzzolo di qualche montagna o in un’isola deserta e venire a scontrarmi con me stessa, saper sopravvivere e stop.

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21.21.21.

Questo week-end è stato intenso; mi sono rifugiata in un luogo atemporale ed è stato bellissimo…ho lasciato il mondo al di fuori; ma appena mettevo il naso nel mio solito tran tran ci ricarsco sempre ed è frustrante.                                                                                    Domenica ,con mio fratello, ho passato tutto il pomeriggio/sera a bere birre buonissime e devo dire che ero bella brilla, ma una volta ogni tanto ci vuole e con lui assume un’accezione particolare.                                                                                                                       Ieri è stato il mio compleanno. Anche questo ha avuto un sapore dolce-amaro a tratti nella giornata. Ho pensato molto e mi sono guardata indietro negli anni, cosa che già faccio troppo spesso, capendo i mei attuali limiti senza ovviamente accettarli.  Strano come mi sono accorta che tutto per me sia pervaso da un sottile filo di tristezza e malinconia che cerco di compensare ogni giorno con qualcosa; che cerco di accogliere ma che mi fa stare costantemente male e mi fa di conseguenza vivere male. Ancora non ho capito che continuare a ingozzarmi non mi fa stare meglio, anzi peggioro la situazione e basta.

Stasera la luna splende in un celo glaciale sena stelle…quanto desidero liberarmi del peso che mi porto dentro che non riesco a sviscerare. Lo stò incarnando mentre prima cercavo di eradicarlo. Stò combattendo silenziosamente contro quest’ombra da 3 anni (ma che mi porto dietro dall’infanzia) e ancora non ho trovato il modo di calmarmi. Mi sento in tempesta ma tutto ciò celato da una pacata e placida tristezza, da una rassegnazione generale alle condizioni attuali.

Sento sempre di più il bisogno di fuggire.  Non riesco a vivere una vita normale come tutti gli altri; non riesco a spezzare il ciclo vizioso e le catene pesanti. Per tutto c’è una ragione d’essere? Perchè, perchè mi chiedo non riesco ad accendere il motore della mia forza interiore? Mi guardo allo specchio e non mi riconosco, mi sono nascosta da qualche parte sotto questi chili accumulati. Una maschera di apparente solidità in un momento fragile, un’eccesso di corporeità per occupare uno spazio fisico tra la folla. Troppi pezzi del puzzle persi e mi giustifico dei miei erroi e di come mi sento dicendo che non riesco ad incastrarli.

Ma sai di cosa avrei voglia? di sole, di correre in mezzo ad un campo di fiori, di lavorare la terra o lavorare a maglia, di cucinare in una casa di campagna fatta di mattoni rossi…. di faticare veramente e di vedere che produco qualcosa con le mie mani…con il sacrificio. Quì mi sembra tutto così impalpabile.

Mi perdo nei miei pensieri anche stasera, mi perdo nelle mie paure e nelle mie speranze. Questa luna lucentemente chiara poi ispira particolarmente e penso che varrebbe la pena condividerla con qualcuno (…)

E’ impressionante come Eros e Thanatos per me siano così forti e contrastanti in questi mesi…non riescono a trovare un accordo e si minano l’uno con l’altro.

Forse  i stò impuntando per non prendermi le mie responsabilità? Mi sento così piena di impegni e cose da fare che non trovo nemmeno la metà della forza per farle tutte e procastino giorno dopo giorno.

E ripenso alla coincidenza di essere nata il giorno in cui nasceva Jim Morrison e moriva John Lennon.

Mi sento a metà in tutto: mezza me stessa, mezza amante, mezza panteorna, mezza bambina, mezza figlia, mezza adulta, mezza studentessa, mezza amica…mezzosangue?

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Eclissi di sole

Eccoci, eccomi un altra sera a cercare di risalire e sbrogliare i nodi che ho in testa. Oggi grande passo: ho visto nitidamente, ho riconosciuto un ombra che ormai da troppi anni mi oscura. Quest’ombra a cui vorrei dare un nome, un volto, un’età troppo spesso mi si mette davanti e m’impedisce di agire, capire e vivere….Mi eclissa.

Appena realizzato ciò i muri difensivi sono scattati; come in un villaggio preso d’assalto è scattato l’allarme e le barricate sono state tirate su, le armi taglienti pronte a mietere teste. Stasera non ho provato appagamento, gola o goduria da tutto quel cibo ma solo nausea e mal di stomaco. Ho la testa che mi gira e penso che questa volta mi avvicino al coma iperglicemico se è possbile. Il pensiero che più mi aiuta ho notato è pensare che ho tempo anche quando non è vero. E’ pensare che posso fare le cose con calma, ma non troppo. Che sono su una ruota e che questa gira e gira e gira: ora in alto, ora in basso. Non sempre però è facile uscire da questo circolo vizioso, anzi le conto sulle dita di una mano le volte in cui la mia forza di volontà è rimasta integra. Il fatto è che ho paura che il mio regime dittatoriale ritorni ancora; che ingrigisca tutto e reda tutto etereo.

Fra poco è il compleanno e mi sembra, almeno oggi, di star facendo qualcosa per me stessa. Che non mi piaccio, ok, ma che ci stò lavorando. Stò lievitando, stò esplodendo ma che è ok ed avrò la nausea sempre più spesso. Come oggi, ci stò attribuende sempre più sensazioni negative e quelle positive sono ben altre.

Un passo avanti piano piano e 3 indietro velocemente ma va bene. So che è un percorso obbligato per il momento da quest’ombra. E già è tanto che l’eclissi passa. Ma se non dovesse passare? a volte dura giorni intere, forse settimane e sì…lì temo per la mia vita.

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Broken.

Da sabato sera le cose si erano calmate. Mi sentivo più positiva e nettamente meglio anche se il mio fisico e vitalità mi stava lentamente abbandonando. Prelievi fatti di corsa sta mattina in ansia di avere qualche malattia particolare o condizione imminente ma…ma la verità è che tutto dipende da questa malattia. Da questa condizione che a mala pensa riesco a descrivere.

Ed oggi ci sono ricaduta con le scarpe nuove. Quando sembrava che avessi accettato un po’ e mi fossi rassegnata…quando il mare si era calmato, ecco che affogo ancora. Continuo a ripetermi che è un percorso, che passa e passerà, che non muio per questo eccetera.   Di fatti però mi sento un po’ morire. Forse è vero che sono così egoista, che penso solo a lamentarmi e non agisco…aspetto qualcuno o che qualcosa avvenga….Ma cosa? Ma chi?

E fuggo, scappo un po’ più in là. Le forze mi abbandonano ed io le abbandono. Ogni giorno è un terno al lotto: chissà se avrò abbastanza pazienza, forza ed amore per tutti.

Il fatto è che risucchio le energie, l’amore di tutti e lo spreco. Riesco sempre a rovinare tutto, sempre. Fuck my life, fuck myself.

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Oh, shit.

E’ una continua lotta. Minuto dopo minuo. A volte perdo ma a volte vinco. Il fatto è che stò cercando scuse; vorrei nascondermi. E’ che mi vergogno e non ho voglia di impegnarmi: troppa fatica, troppo impegno…troppo frustrante. Perchè resistere alla tentazione?

Finirò nel girone dei golosi; morirò giovane e di diabet; rotolerò.

Non posso mettermi alle strette ma non posso nemmeno trattarmi mollemente e permettermi di fare tutto a caso…come se le mie azioni non avessero conseguenze. Sono stanca ormai da tanto tempo e la carica che mi danno le persone che mi stanno a fianco la esaurisco nel giro di 24 ore. Ci faccio l’abitudine.

Ti prego, ti prego riprenditi e dammi la forza, la tenacia. Il caos prende ancora un po’ piede; cerco di combatterlo e mi viene per fino la nausea. Mi stò fissando sulla punta dell’icebearg e stò andando in panico. Respiro e non cedo cazzo, mi sento terribilmente debole.

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